11 Novembre 202523 Aprile 2026 Zambia: South Luangwa National Park Ecco cosa troverai in questo articolo: Toggle Cosa sapere prima di partireDocumentiValuta e pagamentiTelefono e connessioneL’indispensabileBenessere in viaggioProfilassi antimalaricaI game driveUn po’ di spazio in valigiaPeriodo migliore per partireViaggio in solitaria o in gruppo?ItinerarioLilongwe, capitale del MalawiIl mercatoDa Lilongwe a MfuweUn altro sogno tirato fuori dal cassettoI bigL’elefanteIl bufaloIl LeoneIl LeopardoGli altri predatoriLa IenaIl CoccodrilloIl Licaone (Wild Dog)L’avvoltoioGli altri grandi erbivoriLa giraffaL’ippopotamoLa zebraIl babbuino e il cercopiteco verdeIl facoceroLa famiglia delle antilopiWaterbuckImpalaPukuKuduBushbuckAvifaunaConclusioniLascia un commento Annulla risposta In Zambia c’é un’enorme valle di oltre nove mila chilometri quadrati: la Luangwa Valley, che ospita il “South Luangwa National Park“, custode di un preziosissimo ecosistema. Una immensa e selvaggia landa desolata dove coesistono innumerevoli specie animali. Qui il turismo é ancora ai minimi termini ed è ciò che rende questo luogo davvero magico. Cosa sapere prima di partire Documenti Per andare in Zambia serve un passaporto integro con validità residua minima pari a sei mesi e con almeno tre pagine libere. Non serve, per gli europei, alcun visto per soggiorni turistici fino a 90 giorni all’anno. Se come me ci arriverai transitando dal Malawi, ti serviranno almeno altre due pagine libere sul passaporto, e nessun visto. Valuta e pagamenti Kwacha Zambiano in Zambia e Kwacha Malawiano in Malawi. E’ necessario partire avendo a disposizione dollari americani, rigorosamente in buono stato e non segnati, ed emessi dal 2013 in poi (l’anno é stampato sul fronte in basso delle banconote in caratteri piuttosto piccoli). Solo in rari luoghi è consentito il pagamento con le carte, quindi il contante è fondamentale. Gli euro normalmente non vengono accettati (ma in alcune strutture li prendono, quindi nel dubbio portane con te un po’). Telefono e connessione Potrai acquistare direttamente da casa una e-sim qualora il tuo cellulare la supporti, o in alternativa acquistare una sim fisica; in entrambi i casi gli operatori telefonici più diffusi sono MTN e Airtel. In alternativa potrai farti bastare la connessione wi-fi della struttura in cui alloggerai: ti assicuro che é una vera figata questa disconnessione di cui tanto si parla! L’indispensabile Un abbigliamento coprente, in cotone e dai colori chiari, è consigliato durante i game drive. Un foulard per proteggerti il viso e gli occhi dalla polvere non può assolutamemte mancare, così come la crema solare. Un adattatore elettrico e una multipresa. Un repellente per insetti con un’alta % di deet (io personalmente avevo quello al 50%), oltre ad un cappello, delle scarpe comode e uno spray per le cimici dei letti (che col senno di poi a me sarebbe risultato utile). Benessere in viaggio Last but not least, per ridurre all’osso le probabilità di essere colpito dalla maledizione di Montezuma é opportuno, come sempre, osservare alcuni accorgimenti. Non mangiare verdura cruda e frutta senza buccia, bere acqua solo da bottiglie sigillate (magari anche per lavarti i denti) ed evitare bevande contenenti cubetti di ghiaccio. Fai una bella scorta di acqua prima di arrivare a Mfuwe, due boccioni da 5 litri ti saranno mediamente sufficienti per cinque giorni di safari. Un buon rifornimento potrai farlo nel supermercato “Choppies” di Chipata, città che incontrerai lungo il tragitto via terra. Profilassi antimalarica Consigliata ma non obbligatoria. I game drive Rispetto ai “game drive” (ovvero le sessioni di ricerca e avvistamento degli animali all’interno del parco a bordo di jeep appositamente adattate per questo tipo di attività) é bene sapere che generalmente possono essere scelti in diversi momenti della giornata. Mattutino, di solito dalle 6 alle 10, pomeridiano, dalle 16 alle 20, e forse anche notturno. Esiste anche la possibilità di fare il full day dalle 6 alle 18 (decisamente impegnativo, soprattutto nelle ore centrali della giornata per vie delle alte temperature) e il walking safari (esperienza che quasi in nessun altro parco viene consentita). Un po’ di spazio in valigia Tieni un po’ di spazio in valigia per vestiti che non usi più o per cancelleria varia, che potrai donare nel caso tu abbia la possibilità di fare visita ad un villaggio locale o ad una scuola. Ti assicuro che chi li riceverà ti sarà molto riconoscente! Quasi, se non tutti, i Paesi dell’Africa nera sono purtroppo accomunati dalla povertà. Villaggi dove le case sono capanne con tetti di paglia, in cui i letti sono stuoini appoggiati sulla polverosa terra rossa, in cui la frequentazione della scuola per i bambini dei villaggi più poveri é su base volontaria. Non lesinare su ciò che puoi donare, perchè il tuo liberare spazio nell’armadio o il tuo fare ordine nella scrivania disordinata di tuo figlio consentirà a famiglie intere, fatte di persone comunque sorridenti e con una grande dignità, di vivere qualche breve sprazzo di vita quotidiana in condizioni meno dure. Periodo migliore per partire Sono due le stagioni che si alternano: quella delle piogge e quella secca. La stagione secca é molto lunga, quasi sette mesi di impietosa aridità, che porta gli animali del parco allo stremo. Reperire cibo e acqua diventa un’impresa titanica. Ottobre é il culmine della stagione secca, il mese più caldo. Le temperature, nelle ore centrali della giornata raggiungono, e non raramente superano, i 40 gradi: ricorda pertanto di avere sempre a disposizione scorte adeguate di acqua. Il tasso di umidità é praticamente assente, é un po’ come vivere in un’asciugatrice. Le pozze di acqua sono inesistenti. L’unica acqua presente é quella del fiume, il cui livello é però a questo punto della stagione secca sceso vertiginosamente. L’erba non esiste, solo polvere e sterpaglia. I grandi alberi, grazie alla profondità delle loro radici, sono gli unici a colorare con macchie di verde un paesaggio monocromatico. Visitare la Luangwa Valley in questo periodo ha pro e contro: l’assenza di erba consente maggiori possibilità di avvistamento degli animali. Inoltre la stagione secca e la conseguente mancanza di pozze di acqua e di umidità riduce drasticamente al minimo la possibilità di contrarre la malaria. Per contro, anticipare il viaggio di un paio di mesi ti potrebbe consentire di trovare temperature più basse e un paesaggio meno desolato, pur rimanendo nella stagione adatta. A te la scelta. Viaggio in solitaria o in gruppo? Ancora una volta quando nessuno tra i tuoi familiari ed amici é disponibile per motivi vari a partire con te, l’alternativa che rimane é quella di partire in gruppo. Ho già espresso diverse volte il mio punto di vista al riguardo: non amo partire completamente da sola e non perché debbano succedere per forza brutte cose, ma semplicemente perché l’imprevisto é dietro l’angolo e se é possibile preferisco gestirlo con qualcuno che mi conforti e mi dia una mano. Si tratta di un’opzione che ormai ho già sdoganato un paio di volte e non mi dispiace affatto, anzi credo che abbia davvero molti lati positivi. Partire alla cieca con un gruppo di persone che non conosci ti obbliga a metterti alla prova. Serve una mentalità aperta, essere socievole, voler conoscere gente nuova e non temere il confronto. Non può che uscire qualcosa di buono dalla condivisione, in ogni sua forma. I tempi non sono i tuoi, é vero, sono quelli del gruppo, ma il compromesso é assolutamente accettabile, almeno per me. Eccomi allora ancora una volta pronta a decollare con un gruppo di Avventure nel Mondo: undici persone mai viste e conosciute prima. Persone di grande umanità, che mi hanno fatta sentire a mio agio, con cui ho condiviso risate indimenticabili e discorsi più seri e che, ebbene si, mi hanno fatto pesare meno la lontananza dalle persone che amo e che mi aspettavano a casa. Il successo del viaggio nel suo complesso, tutte le nuove conoscenze che ho appreso e le emozioni che ho provato sono senza dubbio anche merito loro, quindi un grandissimo grazie ai miei meravigliosi compagni di viaggio! Non li menzionerò uno ad uno, ma ognuno di loro sa a chi e a cosa mi riferisco. Itinerario Questa avventura ha avuto inizio a Milano Malpensa con un volo Ethiopian che in circa sei ore ci avrebbe portati ad Addis Abeba. Poche ore nell’aeroporto di Addis Abeba e già ci aspettava un volo di tre ore e mezzo per Lilongwe, capitale del Malawi, dove ci attendeva il primo pernottamento al “KGL – Korea Garden Lodge“, ti lascio il link qui sotto. KGL – Korea Garden Lodge Il giorno seguente sarebbe stato dedicato ad un lungo trasferimento via terra fino a Mfuwe, porta di accesso principale al Parco, per poi raggiungere quello che sarebbe stato l’alloggio dei successivi cinque giorni: il “Croc Valley Camp“. Croc Valley Camp Ti avviso subito che il trasferimento via terra da Lilongwe fino a Mfuwe é impegnativo: le ore di viaggio sono tante nonostante i chilometri non siano infiniti, almeno sulla carta (all’incirca 250). Le strade non sempre sono in buone condizioni, ed é necessario partire la mattina presto perché alle 18.30 già é buio e di notte non si può viaggiare. Da sapere, infine, che perderai tempo alla dogana al confine tra Malawi e Zambia, dove probabilmente ti controlleranno il contenuto dei bagagli. La dogana dei due Paesi é condivisa nello stesso stabile: ti metti in fila allo sportello emigrazione del Malawi per il timbro di uscita e ti sposti poi nello sportello a fianco per il timbro di ingresso in Zambia. Stesso percorso per il ritorno. Se ti stessi chiedendo perché atterrare in Malawi anziché direttamente in Zambia (a Lusaka, la capitale), sappi che il tragitto sarebbe ancora più lungo perché la distanza tra Mfuwe e Lusaka é decisamente tanta. Lilongwe, capitale del Malawi Lilongwe é una città non particolarmente piccola, conta oltre un milione di abitanti e parecchia microcriminalità. Attenzione, pertanto, se decidi di avventurarti da solo tra le vie (rigorosamente non di sera): nulla di vistoso addosso e tanta umiltà. La città presenta scenari molto diversi tra loro: la parte che é sede degli uffici governativi é, tutto sommato, in condizioni più che sufficienti, così come curata é la viabilità nella zona della residenza presidenziale. Tutto il resto ti lascia addosso una gran senso di povertà, abbandono e desolazione. Non esiste, ad esempio, una modalità di raccolta dei rifiuti, e questa é la ragione per la quale i fossati ai lati delle strade e molti vicoli sono colmi di spazzatura. Se mi stai chiedendo “vale la pena vedere la città?” ti rispondo: assolutamente si. Ti offre uno spaccato piuttosto realistico dell’Africa più vera, oltre alla possibilità di iniziare a realizzare che, a differenza mia e tua, c’é veramente chi non ha modo di mettere cibo nel piatto con la nostra stessa facilità. Il mercato Il mercato é quanto di più autentico tu possa visitare in questa città. Nulla di artificiale, zero turismo. Si tratta di un enorme spazio a cielo aperto occupato da distese di beni di qualunque tipo. La verdura e la frutta sono maniacalmente ordinate in piramidi perfette ed in ordine cromatico, uno spettacolo per gli occhi. A mano a mano che avanzi ti rendi conto che i “banchi” non sono piazzati a caso, ma sono suddivisi per “genere”. Elettronica (cavi, prese, interruttori, tutti rigorosamente usati e rimessi in funzione alla bene meglio, anche se non sono così certa del risultato), abbigliamento, street food (patate, tuberi e piccoli pesciolini fritti in olio bollente contenuto all’interno di lamiere di rame ricurve scaldate da una fiamma sottostante), botteghe di sartoria e lavorazioni varie. Da Lilongwe a Mfuwe Come ti ho già accennato, il tragitto Lilongwe – Mfuwe è tosto, ma lo è ancora di più se il mezzo destinato al trasferimento ha problemi al motore e si spegne ogni tre per due! Questo “irrilevante” intoppo ha prolungato il nostro viaggio di qualche ora, ci ha regalato un po’ di cammino sotto il “gradevole” sole africano del primo pomeriggio e qualche sessione gratuita di palestra per spingere il mezzo cercando di farlo ripartire. Il tutto, però, preso assolutamente con il giusto spirito (ovvero con grasse risate)! Il paradosso é questo viaggio della speranza, per quanto sia stato sfiancante, é stato anche parecchio divertente! Ti consiglio di vivere questo transfer come un vero e proprio momento di conoscenza del posto, perché lungo la strada avrai modo di vedere le più disparate dinamiche di vita quotidiana: non serve che te le descriva, queste immagini raccontano in silenzio molto più di ciò che le mie parole potrebbero fare. Un altro sogno tirato fuori dal cassetto Non scriverò pagine e pagine per raccontarti vita e abitudini degli animali che vivono in questo ambiente incontaminato: per questo ci sono già Superquark e National Geographic. Ciò che invece vorrei tentare di fare é di provare a trasmetterti ciò che hanno visto i miei occhi e le sensazioni che ho provato, ma so già che l’impresa sarà quasi impossibile. Un tentativo lo farò comunque, non si sa mai… I big I ricercatissimi “Big” che ho avuto l’onore di ammirare in questo viaggio sono stati quattro su cinque. E’ mancato il rinoceronte, che non abita la Luangwa Valley: a causa del bracconaggio gli esemplari rimasti sono stati spostati altrove. Gli altri REALI della savana hanno comunque fatto gli onori di casa in maniera esemplare: leoni, leopardi, elefanti e bufali. Senza contare tutti gli altri innumerevoli inquilini di questo enorme condominio a cielo aperto. Ho visto molte volte documentari sulla vita degli animali della savana. Ma la perfezione e la spettacolarità di quelle immagini nulla ha a che vedere con la magia della realtà, che vince innegabilmente a man bassa. L’elefante Nella valle l’elefante rappresenta forse una delle specie più presenti. Avrai occasione di vederlo probabilmente ad ogni game drive, ma ogni volta sarà come se fosse la prima perché lo scenario non sarà mai uguale a quello precedente. Potrai vedere l’elefante che allatta il suo piccolo. O che riposa sdraiato all’ombra di un cespuglio. O che tenta disperatamente di trovare cibo sulla chioma di un grande albero. Oppure potrai assistere ad una scaramuccia che magari si risolverà amichevolmente, o ad un tentativo di imitare qualche passo di danza classica. Addirittura potresti vivere in diretta un’esilarante scenetta del pachiderma che fa ginnastica e che mostra sintomi di gonfiore addominale 😂😂😂 Nonostante le sue dimensioni, la sua goffaggine, la sua pelle rugosa, é un animale di una grande bellezza, ed é in grado di trasmettermi una dolcezza infinita. Trovarsi al suo cospetto é stato, ogni volta, un grandissimo onore. Il bufalo Il secondo Big che ho incontrato è il pettinatissimo bufalo. Nessun parrucchiere al mondo è in grado di replicare una piega con riga centrale tanto perfetta! Scherzi a parte, ancora una volta mi sono trovata innanzi ad un animale imponente e possente, dall’aria apparentemente tranquilla. Pare un animale di un’altra era. Ciò che mi ha colpita davvero é l’evidente visibilità dei segni del tempo che porta su di sé. Come accade anche per gli uomini, potrai notare in alcuni esemplari il pelo imbiancato sul muso e una lenta mobilità, che rende gli spostamenti più impegnativi ad ogni passo. Se dovessi collocare questo animale al di fuori del suo ambiente, credo che lo vedrei benissimo (con molta fantasia) nello scenario di un presepe vivente, forse proprio per via di questa sua aria “d’altri tempi“. Il Leone Uno dei motivi per i quali ho deciso di intraprendere questo viaggio é di poter finalmente vedere gli animali nel loro habitat, liberi e privi di qualunque costrizione. Tra tutti, quello che più desideravo incontrare era lui, il Re della foresta, o meglio della savana in questo caso 😊 Quella mattina ero triste, anche un pò infastidita: i leoni erano laggiù, al riposo sotto l’ombra di un grande albero, ma il ranger non aveva ritenuto di fermarsi. Era il mio più grande desiderio, mi era stato letteralmente soffiato da sotto il naso, e neppure avevo capito il perché. Ma poche ore dopo, la magia. Eccolo lì il branco, protetto dall’argine del fiume, lungo la riva, all’ombra di un tronco. E Il mio sentire ancora una volta non ha sbagliato: quando l’ho visto, o meglio li ho visti tutti insieme che riposavano dopo aver fatto una bella scorpacciata di bufalo, ho provato un’emozione talmente forte che non ho potuto trattenere le lacrime, di quelle che ti fanno singhiozzare. Ancora una volta ho fatto la figura della “piagnona“, ma vivere di emozioni é il mio più grande scopo, quindi ogni volta che riesco in questo intento intasco una piccola, ma grandissima vittoria. Ho avuto la fortuna di assistere anche ad un tentativo di caccia, poi scemato nel nulla, di questa leonessa pronta a riempire la sua dispensa. Uno degli incontri più ravvicinati che mai avessi osato sperare. La distanza era minima, l’emozione ai massimi livelli (e la strizza anche!) Il Leopardo Se proprio devo essere onesta, Mister Leopardo non avevo neppure messo in conto di vederlo. Avevo sentito dire che non é facile avvistarlo, e per quanto sperar non costi nulla, avevo già messo in tasca l’idea che sarebbe rimasto un sogno da rimandare al prossimo safari. Ma come spesso succede, le cose accadono proprio quando meno te le aspetti, anche più di una volta! Un mezzo fermo in un’ampia radura dove apparentemente tutto taceva: se qualcuno si stava prendendo la briga di restare appostato in silenzio nel nulla, evidentemente qualcosa bolliva in pentola. Ed ecco, infatti, che sotto un cespuglio rinsecchito sta sonnecchiando proprio lui. Non pareva avesse molte intenzioni di spostarsi da lì, ma uno dei primi insegnamenti che mi è stato inculcato prima della partenza proprio da una compagna di viaggio é che ci vuole pazienza, che l’appostamento può durare anche ore. Accontentarsi di uno scatto e via é un’aberrazione, perché proprio quando ti sembra che la staticità più totale regni sovrana, ecco che inizia lo spettacolo. Mai consiglio fu più azzeccato: il nostro attore inizia a stiracchiarsi, a mostrare i denti, a sbadigliare. E poi finalmente inizia a muoversi….si alza, si guarda intorno…. E… scompare dietro il cespuglio. Noooooooooooooooooooo! Non sai che delusione. Dopo tutta quella attesa non poteva finire così😭 Ma cosa ti ho detto prima? Mai demordere, tutto può accadere. Ed eccolo spuntare nuovamente dal lato opposto, in tutta la sua eleganza. Sullo sfondo le luci basse del tramonto. Si stiracchia di nuovo, e si riaccomoda senza fretta di andarsene. Ultimo atto: con la regalità che gli è innata, con ormai il buio tutto attorno, passa ancheggiando davanti alla jeep, come se nessuno lo stesse osservando, e se ne va probabilmente in cerca di qualcosa per cena. Immagino che ti venga naturale un “wow che fortuna!!”. Beh, sappi che non è stata l’unica volta. Ho avuto l’onore di rivedere Lord Leopard addirittura insieme al suo cucciolo (in realtà erano tre, ma pare che due fossero stati uccisi dalle iene). Una tenerezza immensa vederli insieme, una mamma amorevole e protettrice. Una visione che ti lascia spiazzato se rifletti sulla natura di predatore di questo splendido animale. Insomma un’emozione dietro l’altra, spiegarle a parole é davvero difficile! Gli altri predatori La Iena La iena é un altro di quei predatori che ho avuto modo di osservare più di una volta. La prima un po’ di striscio: era in movimento, ed il nostro arrivo l’ha spinta a fuggire via di corsa, non prima pero di avermi regalato un meraviglioso scatto. La seconda volta, invece, é accaduto tutto con molta più calma. E’ stato un avvistamento di quelli che riesci a vivere davvero, e non solo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Il ranger Simon l’ha scovata usando il binocolo. Si trovava in una radura aperta, protetta all’ombra di un cespuglio rinsecchito, e l’arrivo della jeep non l’ha minimamente messa in allarme. Se ne stava lì, ferma, ansimante, con uno sguardo sofferente. Non era a causa del caldo come inizialmente era naturale pensare, ma per un motivo molto più…gioioso: era incinta e con ogni probabilità non avrebbe tardato molto a partorire. Col senno di poi, questa é stata una di quelle situazioni in cui non si sarebbe dovuto demordere. Forse, con la giusta dose di pazienza, avrei avuto l’irripetibile possibilità di assistere alla nascita di un cucciolo di iena. Ma come si dice, “del senno di poi ne son piene le fosse“, quindi bando ai rimpianti e largo alla felicità di aver potuto guardare dritta negli occhi questa quasi neo mamma! Il Coccodrillo Fin dal primo giorno di Safari il coccodrillo é stato uno di quei protagonisti che ho visto e non visto: capisci che c’é, immerso nell’acqua, perché spuntano quelle piccole creste lungo la schiena, o il naso, o gli occhi… ma nulla di più. E’ arrivato dunque un giorno, quando ormai la fine del viaggio si avvicinava inesorabile, in cui ho espresso un imperativo: “Voglio vedere un coccodrillo fuori dall’acqua steso sulla riva del fiume!!“. Detto fatto: era un po’ come se mi trovassi in un luogo in cui bastava esprimere un desiderio per vederlo avverare. Non male eh? Non uno, ma decine di coccodrilli lungo la riva del fiume stavano distesi uno vicino all’altro in pose plastiche e assolutamente immobili. Tra tutti gli animali che ho visto é forse quello che mi ha regalato la minore sensazione di realismo: lo vedi lì talmente immobile, talmente fermo, addirittura in grado di stare a bocca spalancata per un intero quarto d’ora che manco ti sembra un essere vivente. Ti dà più l’idea di un cartonato, appoggiato lì per fare scena. Con ogni probabilità questa sensazione me la sarei potuta scrollare di dosso solamente se lo avessi visto in azione durante una scena di caccia, ma ammetto che a volte anche anche le più modeste speranze possono apparire eccessive! Forse le mie chances di spudorata fortuna del principiante al suo primo safari le avevo già esaurite tutte! Il Licaone (Wild Dog) Il licaone é forse l’unico animale che non ho avuto modo di vedere da vicino. La foto che ti mostro è stata scattata al di là della riva del fiume ed è l’unica di cui io sia in possesso. Contrariamente a quello che pensavo, il licaone é un grandissimo predatore ed é addirittura in grado, da quanto mi hanno raccontato, di infliggere alle sue prede una morte particolarmente dolorosa. Non sto ad entrare nei dettagli, ma sei interessato certamente troverai il modo di documentarti al riguardo. L’avvoltoio Era la stessa mattina in cui ero particolarmente inferocita per il fatto che il ranger non si fosse fermato vicino a quell’albero in cui sonnecchiava il “mio” primo branco di leoni: era il mio sogno e lui aveva virato dalla parte completamente opposta. Solo dopo, col senno di poi, ho capito perché lo aveva fatto: Simon aveva notato che sopra la nostra testa si aggiravano in tondo, come a disegnare un cerchio perfetto ed infinito, numerosi avvoltoi. E si sa, quando ci sono loro nei paraggi c’é qualcuno a cui la giornata non é andata proprio nel migliore dei modi… E infatti, una volta avvicinati con la Jeep all’area che gli avvoltoi avevano nel mirino, ci siamo trovati di fronte ad una scena che avrebbe catturato la successiva ora del nostro tempo. Proprio lì, di fronte a noi, si trovava la carcassa di un bufalo, probabilmente cacciato dal branco di leoni avvistati lungo la riva del fiume. Una dozzina di avvoltoi si stava avventando sui resti di quel povero animale, con un rigoroso ordine gerarchico di priorità. Ognuno di essi con la propria funzione specifica e con il proprio ruolo, dettati dalle caratteristiche fisiche che madre natura ha donato loro. Non so se ne sei a conoscenza, ma esistono diverse specie di avvoltoi, ognuno delle quali ha una specifica funzione in relazione alla parte della carcassa che deve essere mangiata. Il primo a nutrirsi é rigorosamente il capobranco, dopodiché si susseguono uno dopo l’altro coloro che hanno le caratteristiche fisiche necessarie per “avventurarsi” su una determinata porzione dell’animale o di ciò che ne resta. Non mancano addirittura scaramucce: abbiamo visto gli avvoltoi litigare tra loro su chi dovesse avere per primo accesso alle parti più succulente 😂 Gli altri grandi erbivori La giraffa La giraffa rappresenta per me uno degli animali più eleganti ed affascinanti di tutta la savana. Affascinante in ragione della sua conformazione fisica e della sua colorazione, della sua bellezza, della sua capacità di mangiare direttamente dai rami più alti degli alberi, della sua grande propensione per la vita in branco. Regale perché é fuori dubbio che la sua postura, il suo passo composto, le sue movenze delicate, la rendano uno degli animali più ammalianti di tutta la Luangwa Valley. Senza considerare che la giraffa che vive in questo particolare habitat è una specie autoctona, ovvero che non si trova in altre parti dell’Africa. Cosa la distingue? Si chiama giraffa di Tornicroft e la sua particolarità non sta tanto in caratteristiche fisiche che le altre giraffe non hanno, quanto nel fatto che si tratta di una specie geograficamente isolata e quindi endemica perché si trova esclusivamente nella valle del Luangwa. L’ippopotamo Sia io che te siamo perfettamente a conoscenza delle grandi dimensioni di questo animale, e della sua caratteristica territorialità. Non ama le cosiddette invasioni di campo, soprattutto da parte di altri maschi adulti. E’ l’animale che annualmente é responsabile del maggior numero di uccisioni di esseri umani. L’ippopotamo l’ho avvistato innumerevoli volte, ma nella stragrande maggioranza dei casi mi é capitato di vederlo in acqua, o a mezzo busto, o addirittura quasi completamente immerso lasciando fuori solamente gli occhi, le orecchie e il naso per respirare. In poche occasioni l’ho visto lontano dall’acqua, e in una di queste era già buio, e si era allontanato per cercare cibo, per poi riposarsi sotto un cespuglio una volta rifocillato. Il paradosso di questo animale é che il suo essere tanto territoriale, caratteristica che lo rende così particolarmente aggressivo e pericoloso, va di pari passo con un aspetto che é forse uno dei più buffi, goffi ed apparentemente innocui che si possano vedere nella savana. Non solo per le sue dimensioni, ma anche per la sua conformazione fisica: questo corpo enorme sorretto da queste zampette corte, questo codino minuscolo, queste orecchiette piccole che si muovono velocemente, ma al contempo questa immensa bocca che spalancata fa veramente paura. Le sue “sproporzioni” sono talmente evidenti che potrebbe tranquillamente sembrare il protagonista di un disegno fatto da un bambinetto di pochi anni che ancora non possiede il senso del rapporto tra le misure. Un pomeriggio tardo, vicino al calar del sole, sulla riva opposta del fiume si trovavano due ippopotami che avevano un’aria davvero poco amichevole. Nonostante il teleobiettivo non abbia potuto riprendere a distanze più ravvicinate, mi pare evidente che il loro incontro non fosse di cortesia. Sono propensa a pensare che la questione non sia finita bene per uno dei due! La zebra Nei primi tre game drive che ho fatto alla Luangwa Valley, di zebre neppure l’ombra, iniziavo davvero a pensare che non ce ne fossero. E invece al game drive successivo eccole lì, pascolare tranquille, eleganti, e da quel momento non c’é stato giorno in cui non abbia avuto l’onore di vederle, talvolta da sole talvolta in branco. Anche la zebra del Langwa National Park, come la giraffa, é una specie che si può definire endemica, nel senso che per quanto la si possa trovare anche in Malawi, in Tanzania e in Mozambico, é molto presente nel South Luangwa. Inoltre e le sue strisce sono più strette rispetto a quelle delle zebre delle altre parti dell’Africa. Lei è la zebra di Crawshay! Il babbuino e il cercopiteco verde Nel parco é presente una grandissima quantità di babbuini e di cercopitechi verdi. Sono entrambi specie di scimmie, ma con caratteristiche fisiche che li rendono ben riconoscibili tra loro: il babbuino ha un muso molto più pronunciato, esposto e scuro mentre il cercopiteco, oltre ad avere il pelo di un colore diverso, ha un muso decisamente più piatto ed uno sguardo assolutamente più dolce. Cercopiteco verde In realtà erano proprio loro che riuscivano a svegliarci ben prima che suonasse la sveglia, già puntata ad un orario quasi incompatibile con la vita umana! Babbuini e soprattutto cercopitechi sono gli animali maggiormente presenti all’interno del “Croc Valley Camp”. Sono animali già per natura abbastanza confusionari, che tendono a saltare non solo da un albero all’altro, ma anche da una tenda all’altra. Con la conseguenza che al mattino presto, tra i rumori dei loro atterraggi sulla tenda e i loro toni “pacati” di voce, hai l’impressione di trovarti ad un rave party😂 Una notte, in particolare, intorno alle 3:00 hanno fatto una confusione infernale, ma era semplicemente il loro modo per condividere con gli altri animali un allarme di pericolo. La mattina successiva ci é stato riferito, poi, che quella stessa notte un branco di leoni aveva tentato, al di là della riva del fiume, di attaccare un piccolo di ippopotamo. Vabbeh, vista l’importanza della motivazione, per quella volta li abbiamo giustificati! Il facocero Avendo avuto per quarant’anni anni un padre cacciatore, la prima volta che ho visto il facocero la facilità con cui mi é venuto spontaneo associarlo al cinghiale é stata immediata. Le dimensioni sono diverse, ma il “prototipo” di base è quello. Al di là del sorriso spontaneo che nasce nel vedere davanti ai tuoi occhi uno dei protagonisti, seppur secondari, del Re Leone, e sentire l’esigenza fisica di urlare “Pumbaaaaaa” quando lo vedi in lontananza, il facocero é un animale buffo, con un corpo dalle strane proporzioni. Non spicca di certo per bellezza, ma é in grado di suscitare una grande simpatia! Una delle scene più dolci che ho visto in tutto il safari, e che non sono riuscita a riprendere perché ero troppo impegnata a viverla con i miei occhi, aveva come protagonisti proprio una famiglia di facoceri. Mamma facocero e almeno quattro o cinque facocerini, talmente piccoli che neppure erano in grado di correre senza inciamparsi tra le zolle scomposte di terra arsa 😍 Nidi di uccelli tessitori La famiglia delle antilopi Nel parco vivono diversi animali le cui specie sono tutte riconducibili alla famiglia delle antilopi. Non avendo alcuna intenzione di ingenerarti istinti soporiferi, ti svelerò come ho fatto io ad imparare a riconoscerli: un metodo piuttosto casalingo ma decisamente efficace! Waterbuck Il suo segno distintivo è talmente unico che ti sarà impossibile confonderlo con altri animali simili: disegnato proprio intorno all’area in cui “non batte il sole” presenta un cerchio perfetto che pare un bersaglio. Ci si potrebbe giocare a freccette!! Impala L‘impala é un’elegantissima antilope caratterizzata da strisce che le corrono lungo le zampe posteriori. Inoltre al fondo di esse, ben visibili, presenta delle vistose macchie scure che sono ghiandole. Hanno la funzione di secernere feromoni che lasciano tracce di odore sul terreno, grazie alle quali possono marcare il territorio e ritrovare i compagni di branco in caso di fuga. Puku Il Puku è un’antilope molto simile all’Impala, dalla quale si distingue principalmente per la mancanza delle caratteristiche strisce nere che questo suo cugino possiede nella parte posteriore delle zampe. Kudu Il Kudu non ha bisogno di alcun segno distintivo. Impossibile confonderlo con qualcun altro. Il Kudu é il Kudu. Punto. Bushbuck Il Bushbuck é un’antilope unica perché presenta dei puntini bianchi sui fianchi e delle macchie bianche sulle zampe. Questa caratteristiche l’aiuta a mimetizzarsi ed é tipica sia dei maschi che delle femmine. Tutti gli animali di questa grande famiglia sono accomunati da una caratteristica particolare, la più spettacolare per quanto mi riguarda, ovvero gli occhi più dolci del mondo. In onore di tutti loro, ti mostro un video che credo rappresenti la loro vera essenza, complessivamente intesa. Avifauna Il South Luangwa National Park é rinomato per la incredibile varietà di uccelli che lo popolano. Inutile dire che durante il mio troppo breve soggiorno, per quanti uccelli abbia visto, ne ho potuta ammirare solo un’infinitesima parte. Voglio comunque renderti partecipe di quel poco che ho potuto immortalare: volatili dalle forme e dimensioni più svariate, dai mix di colori più impensabili, e uno anche dalle dita più lunghe che abbia mai visto! Alcuni buffi e maldestri, alcuni regali e maestosi, altri abili e temuti predatori. Mille manifestazioni di ciò che la natura é in grado di creare. Avvoltoio Bucorvo abissino Gruccione nano Storno di Burchell Gruccione Carminio Faraone Trampoliere Jacana africana Martin pescatore dalla testa bruna Martin pescatore dal collare Fish Eagle Bucero coronato Cicogna Conclusioni Trarre le conclusioni alla fine di un viaggio come questo é al contempo molto facile e molto complesso. Il perché sia facile é piuttosto ovvio: una natura incontaminata, un paesaggio che per quanto brullo è letteralmente mozzafiato, animali che vivono in libertà, senza costrizioni, soggetti solamente alle leggi di Madre Natura. Un viaggio spettacolare che mi ha lasciato dentro tanto, che mi ha consentito di riconnettermi con me stessa come sempre accade quando torno a casa dopo un periodo a contatto con la Natura in ogni sua forma. Allo stesso tempo le valutazioni post ritorno sono anche non semplici, perché questa bellezza autentica e sconfinata convive con una realtà dura, che purtroppo é quella che accomuna la maggior parte dei Paesi africani. Popolazioni che vivono in condizioni di povertà per noi inimmaginabili e che, nonostante tutto, sono naturalmente portate a sorridere. E questo inevitabilmente fa specie, perché noi che di motivi per sorridere ne abbiamo tanti, siamo in grado ogni giorno di far uscire dal cilindro mille ragioni per sentirci tristi, nervosi, insoddisfatti. Non sto dicendo, sia chiaro, che a noi fortunati non sia concesso il malcontento, ma solo che dovremmo imparare a “lasciar andare” tutto ciò che non é davvero importante. Ad allontanare il più possibile tutte quelle situazioni che ci assorbono inutilmente energie e che tirano fuori il peggio di noi. Per quanto mi riguarda questo è un viaggio con la V maiuscola, un’esperienza talmente autentica e vera che ognuno dovrebbe poter avere l’opportunità di vivere. Un’esperienza che non ritengo vada replicata a breve, che va lasciata sedimentare e decantare, per fare in modo che la bellezza che vedi e le emozioni che provi lascino le loro tracce in modo indelebile. Tra qualche anno ripartirò alla volta del sud Africa, la mia pancia ha già scelto la destinazione ❤️ Instagram YouTube Lascia un commento Annulla rispostaIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento * Nome Sito web Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento. Δ Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti. - / 5Grazie per aver votato!FacebookStampaPubblicitàPubblicità Mondo africaanimalssafarisavanatravelviaggiwildzambia